Caduti e decorati padovani nella Grande Guerra – Le Medaglie d’oro

Medaglia d’oro al valor militare

Giulio Zanon, soldato di fanteria nella 9a Compagnia del 13° Reggimento
Nato a Bragni di Cadoneghe nel 1892, cadde il 30 giugno 1915 a Selz.

Con nobile abnegazione, sotto micidialissimo fuoco nemico, soccorreva e riusciva a trarre in salvo un soldato gravemente ferito. Durante l’attacco alla baionetta, in una lotta corpo a corpo, liberava un soldato già caduto prigioniero, uccidendo un nemico e fugandone altri. Visto in pericolo il proprio ufficiale, si slanciava avanti, facendogli scudo col proprio petto, e cadeva valorosamente crivellato di ferite. Selz, 30 giugno 1915.(Data del conferimento: 13/11/1915)

Giulio Zanon “si era già segnalato nel 1914 durante il terremoto di Avezzano traendo in salvo, dalle rovine della caserma del distaccamento, ufficiali e soldati tanto da essere proposto perla concessione di una medaglia al valore e per una ricompensa della Fondazione Carnegie. Partito per la guerra nel maggio 1915 con la 9a compagnia del citato 13° fanteria, diede la vita per salvare un suo superiore, il tenente Ugo Leone”. (Generazioni in armi, il Poligrafo, Padova, 1995)

Lucindo Faggin, sottotenente nel 56° Reggimento fanteria
Nato a Padova il 29 agosto 1887, morì il 1° novembre 1916 in ambulanza per le ferite riportate in combattimento a Nova Vas.
In ogni circostanza fu sublime e fulgido esempio di coraggio e di alte virtù militari. Da maresciallo, ferito al viso durante un attacco, dopo medicato tornò al combattimento, incuorando con nobili parole e con il suo ammirevole contegno i soldati a resistere ai contrattacchi nemici. Nominato ufficiale e non appena dimesso dal luogo di cura ov’era stato ricoverato per la suddetta ferita, raggiunse il suo reparto, e benchè nuovamente colpito in due parti del corpo durante l’esecuzione di un servizio, rifiutò di recarsi in luogo di cura. Il mattino successivo, precedendo il suo colonnello, al quale aveva dichiarato di voler far scudo del proprio corpo, sotto l’infuriare di un bombardamento avversario, investito dallo scoppio di uno shrapnel, cadde nuovamente e più gravemente ferito al capo. Trasportato all’ospedale e impossibilitato a parlare, chiedeva per iscritto notizie del suo colonnello e dell’esito dell’azione. Ventiquattr’ore dopo serenamente spirava. Monfalcone, 4 agosto 1916- Oppacchiasella – Nova Vas, 1° novembre 1916.” (Data del conferimento: 19/04/1917)

Lucindo Faggin si era guadagnato sul campo i propri gradi di ufficiale. Aveva partecipato alla guerra italo-turca (o campagna di Libia,1911-12) segnalandosi in particolare nelle battaglie dell’oasi delle Due Palme (o di Suani ‘Abd el-Rani, nei pressi di Bengasi) e a Psithos (isola di Rodi, maggio 1912), che gli valsero il grado di sergente e poi di sottotenente “per le innumerevoli prove di valore offerte nelle sanguinose azioni svoltesi nei primi giorni dell’agosto del 1916 sulle alture di Monfalcone. A quota 85, infatti, il Faggin, benché ferito nel viso, aveva seguitato a combattere agitando una bandierina tricolore sulla raggiunta trincea: medicato alla meglio, e contro il parere del medico curante, tornato al combattimento, aveva stupito tutti, superiori e dipendenti, per il suo contegno, che era una continua sfida alla morte”.  (Generazioni in armi, il Poligrafo, Padova, 1995)

 

Mario Merlin. Oltre alle medaglie d’oro di Giulio Zanon e Lucindo Faggin va citata anche quella di Mario Merlin, capitano di fanteria nel Reggimento Venezia. Fratello della nota senatrice Lina Merlin, era infatti nato a Chioggia (dove viveva la nonna materna)  il 27 agosto 1889 da genitori padovani residenti a Pozzonovo, in provincia di Padova, dove il padre Fruttuoso lavorava nel Comune; più tardi la famiglia si trasferì a Correzzola e a Codevigo, quindi a Padova. Morirono in guerra anche due suoi fratelli, Umberto e Carluccio, mentre sopravvisse un terzo, Antonio, tornato dal fronte nel 1919. Studente al liceo Tito Livio di Padova, si laureò in Giurisprudenza nel 1914 a pieni voti (fu uno dei tre  studenti dell’ateneo padovano ad essere decorato con la Medaglia d’oro al valor militare, gli altri furono Federico Guella e Carlo Ederle). Convinto interventista (al contrario della sorella), entrò in guerra nel 58° Reggimento fanteria Abruzzi. Morì il 29 settembre 1917, promosso capitano nell’84° Reggimento fanteria Venezia, sulla Bainsizza.

 

“Con fervore di apostolo e di soldato, seppe trasformare costantemente nel suo reparto il proprio entusiasmo e l’incrollabile fede nella vittoria. Offertasi novella prova al suo ardimento, più volte si spinse volontario fin sotto le difese nemiche, per riconoscerne l’efficienza. Al momento dell’attacco, comandante di nuclei esploratori di una Brigata, balzò per primo dalla trincea sotto la furia dell’artiglieria e delle mitragliatrici avversaria, piantando il tricolore sugli obiettivi raggiunti. Oltrepassati poi con le sue truppe infiammate dal suo mirabile esempio, fulmineamente sorprese, costrinse alla resa i rincalzi nemici. Corse ancora, infaticabile, in cerca di nuovi pericoli, finché lasciò gloriosamente la vita sul campo. Altipiano della Bainsizza, 29 settembre 1917.” (Data del conferimento: 19/04/1917)

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