La Grande Guerra a Noventa Padovana

Villa Giovanelli di Noventa Padovana, sede di comandi militari durante la Grande Guerra

Non sono molte le notizie su Noventa Padovana e la Grande guerra, a parte l’episodio molto noto della fucilazione del soldato Alessandro Ruffini a opera del generale Andrea Graziani.
Leggiamo sul sito del Comune di Padova che nel 1916, durante la cosiddetta spedizione punitiva austriaca del maggio-giugno, quando il Comando Supremo costituì una Quinta Armata affidato al generale Pietro Frugoni, il Comando di tale armata si insediò a Noventa Padovana presso villa Giovanelli.
«Noventa Padovana conterà – scrive Donato Gallo nel volume Noventa Padovana, immagini della memoria (Noventa Padovana, 1998) –  quarantaquattro vittime tra i militari al fronte. Il paese, che nel 1916-17 aveva già visto la presenza massiccia dei soldati delle forze territoriali, conosce la ritirata della II Armata dopo Caporetto,il plotone d’esecuzione e le prime incursioni aeree. Comandi militari anche di grande importanza hanno sede in alcune delle ville venete, vista la contiguità con la città di Padova, proiettata dagli eventi al rango di “capitale al fronte”.» E più oltre, riferendosi a villa Giovanelli: «Nel periodo della grande guerra la villa fu sede di alti comandi militari (della V armata, di un corpo inglese e, dopo Caporetto, dell’VIII Corpo d’armata “del Montello”.»

Il volume di Donato Gallo e Giancarlo Broetto, Noventa – Pagine di storia (Conselve 1977), riporta che villa Giovanelli «fu sede del generale Pennella e, dopo Caporetto, del gen. Enrico Caviglia dell’armata del Montello. Ma fu adibita anche a più prosaici usi: come depositi, convalescenziario etc.»
Lo stesso volume di Gallo-Broetto riporta quanto scrisse in quegli anni l’allora parroco di Noventa Padovana, don Giovanni Battista Celotto, nel Liber Chronicus parrocchiale a proposito della Grande Guerra. A partire dalla prima citazione: la solenne funzione per la pace ordinata dal papa Benedetto XV, che si tenne il 7 febbraio 1915 con messa solenne alle ore 10 ed esposizione del Santissimo per tutta la giornata. Ecco gli altri passi principali:

3 giugno 1915
«Corpus Domini. Si espone il SS. alla seconda Messa e lo si tiene esposto per tutta la giornata per i soldati combattenti. Tutte le famiglie che hanno soldati al fronte o nelle caserme portano una candela perché arda davanti al SS. In foglio particolare vengono registrati tutti i nomi dei soldati della Parrocchia e nelle funzioni dopo mezzogiorno dopo analogo discorso del Parroco, detto foglio è riposto dal bambino Mimo Ricardo entro il Tabernacolo dell’altare del S. Cuore. La bella cerimonia lasciò una cara impressione.»

12 giugno
«Ufficio per la prima vittima della guerra: Vettore Fortunato, morto in un ospedale di Udine il 24 agosto.»

Luglio
«La signora Luisa Mion stabilisce di accogliere durante le vacanze venti fanciulli figli di richiamati; a questi darà istruzione religiosa e fornirà colazione e desinare. Il parroco ringrazia dall’altare la benemerita Signora.»

3 ottobre
«Si fa come il solito il primo venerdì del mese consacrato al Cuore SS. di Gesù e si fa voto di praticare la devozione del S. Cuore fino al termine della guerra per i soldati e la pace, tutti i venerdì. (…)»

17 ottobre
«3a d’Ottobre: Solenne funzione per la Vittoria delle Armi Italiane coll’intervento delle Autorità civili ed Associazioni cattoliche. Al Vangelo il Parroco tiene discorso analogo. In fine di messa i fanciulli cantano una preghiera per i soldati, musicata dal Parroco, su parole del Prati.»

21 Novembre
«Festa della Salute a spese della March. Claudia Manzoni. Si tiene esposto il SS.mo tutta la giornata e si fanno preghiere per la povera Polonia vittima della guerra. Si raccoglie per la stessa un obolo ordinato dal Papa che frutta L.80.»

6 febbraio 1916
«In Municipio il deputato del Collegio On. Manzoni tiene una conferenza per prestito nazionale. Poco concorso e poco entusiasmo.»

16-17-18 marzo
«Nella Parrocchia si fa il digiuno prescritto dal Papa per ottenere dal Signore il beneficio della pace.»

29-30-31 marzo
«Si dovrebbero fare le rogazioni con la tradizionale processione per territorio della Parrocchia. Essendo proibite dallo Stato Maggiore le processioni di qualunque genere, il Parroco invita il popolo alla S. Messa prima, dopo la quale si fa la processione cantando le litanie dei Santi entro la chiesa.»

29 giugno
«Titolare della Chiesa S. Poetro e S. Paolo. La Messa solenne viene cantata e funziona dopo il mezzodì un cappellano militare di guarnigione a Ponte di Brenta: il teologo Martina della diocesi di Torino.»

30 luglio
«Domenica VII d. Pent. Secondo la prescrizione di Benedetto XV vien fatta anche in Parrocchia di Noventa la comunione generale dei bambini per la pace.»

IV d’Ottobre (Fiera di Noventa)
«…. Nelle fiere annuali grande frequenza e buoni affari, malgrado la guerra.»

Dicembre
«… Nella piazza si svolgono giornalmente gli esercizi militari per i poveri giovani che debbono andare al fronte. Molti di questi frequentano la chiesa.»

1917, Gennaio
«Nulla di notevole. È consolante la presenza dei fedeli alla S. Messa e Comunione per i soldati, tutti i venerdì. Cominciano ad affluire in gran massa i soldati. La maggior parte della territoriale e nella massa provenienti dalle provincie lombarde. In genere sono buoni e religiosi.»

Febbraio
«Le case sono piene zeppe di militari. La canonica diventa il loro recapito per la corrispondenza, pratiche, etc. Il Parroco istituisce per loro la S. Messa del soldato alle 11 di ogni festa; ed ogni sera per gli stessi la recita del rosario-Miserere e Benedizione con SS.mo.
Ogni sera la Chiesa non è capace di contenere la gran massa. Sono di vero esempio ai parrocchiani.»

Marzo
«Continua l’affluenza alla chiesa e alla canonica dei soldati. Il Parroco propone loro ed ai parrocchiani di dedicare l’altare di S. Rocco a S. Antonio, acquistandone una statua per ottenere dal Santo dei miracoli la fine della guerra e l’incolumità dei soldati ospiti e del paese.
La proposta riesce gradita a tutti. Ogni sera nelle S. Funzioni si raccoglie l’elemosina a questo scopo. In cinque sere si raccoglie dai soldati la somma di L. 235 e L. 400 dai fedeli. Si acquista una statua di S. Antonio in legno presso la ditta Bordin di Padova spendendo L. 450.
Antonio Massari all’altare di S. Bovo prepara la nicchia, un piccolo ed elegante tabernacolo in cemento: si provvedono candelieri in metallo bianco e tabelle. Totale spesa L. 1120. Il Parroco con grande concorso di fedeli benedice la statua.
Si istituisce la Messa e Comunione anche il martedì all’altare di S. Antonio per i soldati.»

Maggio
«La pia pratica del Fioretto si fa tanto alla mattina che alla sera. I soldati della territoriale partono pel fronte. A quasi tutti il Parroco dà unricordo. Gliufficiali comandanti che hanno la mensa alla villa Wolf invitano a cena d’addio il Parroco e le Autorità del paese. Scambio di gentilezze e di auguri.
Da Milano viene dal Parroco il cognato e la sorella del defunto soldato sergente contabile Villa Orfeo per avere notizie precise riguardo alla sua morte e fanno celebrare un officio. Il soldato Villa Orfeo di stanza nella palazzina Morandi di via Ponte di Noventa affittata al Co. Revedin la mattina stessa in cui doveva ritornare al fronte, li 19 marzo, s’era suicidato con proprio fucile. Fu chiamato d’urgenza il parroco che potè ascoltare la confessione dell’infelice pentito e confortarlo dei carismi religiosi. Il cadavere fu tumulato nella tomba di famiglia Lazzaro.»

Agosto
«La famosa nota del Papa per la Pace reca grande scalpore. Il popolo spera. I ricchi la condannano. È difficile barcamenare fra interventisti officiali e popolo che sospira la pace.»

Novembre
«La ritirata: Caporetto. La II Armata passa per le vie del nostro paese. I soldati presentano un aspetto compassionevole. Senz’armi, vestiti male, affamati. ufficiali e soldati domandano ricovero e pane.
Li 3 novembre il Generale Graziani comandante le retrovie fa fucilare presso la casa Miari abitata dal Comm. Suppiei il soldato Ruffini Alessandroda Castelfidardo. Sembra cheil Ruffini abbia tenuto uncontegno provocante davanti il generale.Il Comm. Suppiei cercò di difenderlo e salvarlo, ma nulla fece: fra la costernazione dei presenti e lo spavento dei soldati l’esecuzione ebbe seguito. Don Carlo Celotto fu chiamato quando ormai era cadavere: gli diè gli Olii ss.in fronte e ne accompagnò la salma al cimitero dove fu tumulata. Durante i mesi di novembre e dicembre il paese fu pieno zeppo di soldati ditutte l’armi. La canonica fusempre occupata da ufficiali.»

Febbraio 1918
«Gli aeroplani nemici tratto tratto fanno visita. Un po’ di spavento e basta. Nella Noventana poca serietà da parte delle ragazze coi militari
.»

Marzo
«Nella Domenica di Passione all’ora della predica quaresimale il prof. Cessi di Padova dovea accompagnare un Cappellano militare della III Armata per parlare al popolo sulla resistenza.Non si vide alcuno. Il Cessi avea avuto la proibizione del vescovo. Così il quaresimalista Don Carlo Celotto tenne la sua predica sul Giudizio Universale.
Nella domenica delle palme dopole funzioni sulpiazzale della chiesa due mutilati parlarono alla popolazione raccomandando la resistenza. Poveri argomenti – poco successo.»

Settembre
«Il parroco và nuovamente a Fiesole presso la sorella per venti giorni; in quella occasione fu anche a Montecatini per visitarVi la famiglia Zanon e Lazzaro profughe.
Comincia a infierire la «spagnola»: e muore un angelo di fanciulla, Biasiolo Rina di Antonio
.»

Ottobre
«La spagnola fa strage. Muoiono Mimo Giulia e Mimo Riccardo* di Pietro, Beggio Maria, Furlan Elvira ed altri. Intutte le case ci sono ammalati.»
* Probabilmente lo stesso Mimo Riccardo che il 3 giugno 1915 aveva riposto il foglio con in nomi dei soldati di Noventa nel tabernacolo dell’altare del Sacro Cuore

Novembre
«Il sindaco proibisce la processione al cimitero nella sera dei Santi a motivo della spagnola. Parroco e cappellano giorno e notte devono correre in paese, visitare ammalati. In media ne sono a letto circa 800. Il medico interinale Dr. Condio è assistito da un sottotenente medico, ma ce ne vorrebbero dei medici!
I sacerdoti fanno anche da medici. La colletta per le terre invase della domenica 17 novembre fruttò L. 350. Nella stessa domenica si tenne alle ore 10 con intervento di tutte le autorità civili e militari la funzione della Vittoria. Don Carlo Celotto celebrò la Messa durante la quale si cantarono mottetti d’occasione. Il Parroco prima della Messa dai balaustri tenne discorso. Funzione grandiosa.»

Dicembre
«Continua ad infierire la spagnola. Nella famiglia Fardellin di otto persone ne rimangono due: padre e figlio. Nel paese regna l’ansia e lo spavento. Gran concorso alla Chiesa così a Natale come nelle quaranta ore. Muore di groppo anche il figlio del Co. Paolino, Tenente degente all’ospedale di Padova.»

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