Giasone Lomazzi, sottotenente, caduto a 20 anni nel 1915

Il sottotenente Giasone Lomazzi con la madre Vincenza venturini (foto coll. G. Giasone Buoninsegni)

La vicenda di Giasone Lomazzi, classe 1895, figlio del maestro della scuola elementare maschile di Montemerlo di Cervarese S.Croce, è per certi versi emblematica di tutti quei giovani che, mobilitati nel regio esercito italiano in quella primavera del ’15, non fecero mai più ritorno alle proprie case.

Studente dell’istituto tecnico cittadino G.B.Belzoni, appena compiuti i 18 anni Giasone si arruola volontario nel 58° reggimento fanteria della brigata Abruzzi, di stanza a Padova, quale allievo ufficiale: il 10 gennaio 1915 viene nominato sottotenente di complemento dell’arma della fanteria e assegnato al deposito di Venezia del 71° fanteria della brigata Puglie per lo svolgimento del prescritto servizio di prima nomina.
In questo reparto si ritrova allo scoppio del conflitto, il 24 maggio: se le prime settimane di guerra passano relativamente tranquille (il 71° fanteria svolgerà azioni di pattuglia in direzione delle opere difensive austriache di confine quali il Dosso delle Somme, i forti Belvedere e Cherle), passata la prima decade di novembre la brigata Puglie viene trasferita sul fronte caldo dell’Isonzo, nel settore di Oslavia, pronta a prendere parte alla quarta battaglia dell’Isonzo (10 novembre – 5 dicembre 1915).

Sotto una pioggia torrenziale, il 71° reggimento, operando d’intesa con il 127° fanteria della brigata Firenze e i battaglioni dei granatieri, riesce ad affermarsi nei pressi dell’abitato di Oslavia (in realtà il villaggio non esisteva più: era ridotto a un mucchio di rovine delle case abbandonate nei mesi passati dalla popolazione austriaca). Ad affermarsi sì, ma a costo di gravi perdite: dal 17 novembre al 5 dicembre il 71° patisce il sacrifico di moltissime vite umane. Soltanto fra gli ufficiali, 14 morti e 6 dispersi; e fra la truppa, 48 morti e 1.406 dispersi.
Fra i primi, la sorte ghermisce il giovanissimo Giasone Lomazzi il quale scompare il giorno 20 novembre nel combattimento di quota 188, una modestissima altura che domina Oslavia.

Una considerazione in questo caso s’impone: se è vero che gravi sacrifici in termine di vite umane, pretesi da una guerra come quella iniziata il 24 maggio 1915, furono sopportati in larga parte dagli uomini di più modesta condizione economico-sociale, non va sottaciuto che un alto prezzo di vite umane fu altresì pagato dalle classi medie e cosiddette borghesi: sia sufficiente per questo considerare la vera e propria ecatombe soprattutto di giovani ufficiali di complemento ch’ebbe a verificarsi, con la scomparsa di tante giovani vite che avrebbero potuto recitare nel dopoguerra una parte di primissimo piano, se non decisiva.

Alberto Espen

Per altre informazioni si rimanda al volume Cervarese S. Croce: gioventù in battaglia

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