A Teolo con il nonno ogni 4 novembre

Sembrerà strano, ma il 4 novembre è per me, ragazzo del ’63, una giornata straordinariamente evocativa. Da piccolo era festa nazionale e al mattino partivo con il nonno verso Teolo. La strada era lunga e buona parte in salita, ma in quei tempi camminare era l’ultimo dei problemi. In piazza, davanti al monumento ai caduti, la banda paesana aspettava schierata l’arrivo dei Cavalieri di Vittorio Veneto. Le note della canzone del Piave avevano l’effetto di far piangere anche l’ultimo dei ragazzi del’99 che la guerra, a parere di mio nonno, neanche l’avevano fatta. Non riuscivo a capire la natura di quella commozione irrefrenabile, mio nonno per qualche istante arrivava quasi al punto di singhiozzare. Ma poi passava ed era il primo a scherzarci su anche perché di lì a poco, finiti i discorsi di rito, si andava felici verso un ristorante a pranzare. Il nonno parlava della guerra sempre sorridendo, tanto che da bambino i suoi racconti li sentivo come delle avvincenti avventure, con lui valoroso protagonista. Ma bastavano poche note della canzone più famosa di quell’epoca, a rompere l’incantesimo e a far rivivere ai protagonisti l’inferno che avevano vissuto in gioventù. Piangeva(no) per la sofferenza di non riuscire a dimenticare quell’immane tragedia che gli era caduta sulle spalle. Una sofferenza che credo non lo abbia mai abbandonato per tutta la sua vita, nonostante il sorriso che sempre gli illuminava il viso.

Roberto Brescello, 4 novembre 2014

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