Caduti ad Arquà: “Prima che il tempo cancelli la memoria” di Gianni Callegaro

Gianni Callegaro
Prima che il tempo cancelli la memoria
– I combattenti e i caduti di Arquà Petrarca nella guerra di Libia e nella Prima guerra mondiale
Il Prato ed. (Saonara), 2010

Nel 2010 il Comune di arcuò Petrarca e la casa editrice il Prato diedero alle stampe un prezioso volume curato con passione e pazienza da Gianni Callegaro, appassionato di storia e vicende militari di Arquà Petrarca. “Prima che il tempo cancelli la memoria” è dedicato ai reduci e caduti della cittadina euglena dalla Guerra di Libia (1911-12) alla Grande Guerra; seguirà poi unsecondo volume dedicato alla Seconda guerra mondiale.

Il lavoro di Callegaro raccoglie le schede, faticosamente ricostruite, dei soldati di Arquà con dati reperiti nei vari archivi civili e militari, e quando possibile le foto della persona e dei luoghi che la videro impegnata in battaglia. Sono trenta i caduti del territorio comunale nella Grande Guerra, cui Callegaro aggiunge le schede dei nativi di Arquà ma che in quel periodo risiedevano altrove, e per tutti c’è anche una foto della lapide o del luogo di sepoltura, in tenere sacrari sparsi ovunque in Italia e all’estero.

Callegaro-Caduti-Arqua001Per avere un’idea della mole di lavoro svolto basti pensare che centinaia furono i chiamati alle armi poi fortunatamente rientrati al paese. Altra difficoltà è stata quella di rintracciare le famiglie effettive dei soldati, essendoci molti casi di omonimia tanto che in paese, fino a poco tempo fa, le famiglie erano conosciute e venivano identificate grazie al soprannome.

Il volume non si sofferma molto sulla storia del paese durante gli anni di guerra, e sarebbe interessante che qualcuno potesse funghirono approfondire anche la presenza del campo di aviazione – cui viene dedicato un breve paragrafo – dove operavano anche aviatori americani.

Concludiamo citando la lettera originale, interamente trascritta, inviata dal soldato Giovanni Battista (Giobatta) Buson a un parente pochi giorni prima di morire nelle trincee della val Kamenca, vicino a Tolmino. In questa lettera Giobatta chiede di ricevere dalla moglie una foto di lei con i figli e dice di fare presto, perché “almeno se mi tocca la disgrazia di morire che veda la mia moglie con i nostri bravi fili”. Non vi sarà purtroppo il tempo per esaudire il suo ultimo desiderio.

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