Soldati della Grande Guerra

Ieri notte non riuscivo a dormire, tormentata da un pensiero che potrà sembrare assurdo e da un senso di responsabilità forse sorpassato… mi sentivo così triste per ciò che avevo visto e ho immaginato la tristezza di chi se n’è andato e ho scritto:

“Siamo partiti dalle nostre case cent’anni fa,
sotto il sole di maggio.
Case oggi abitate da chi è venuto dopo,
dai figli dei nostri figli o da chi è riuscito a ritornare.
Siamo partiti con il cuore gonfio di tristezza,
imprecando o pieni di timore,
ma sapevamo che dovevamo fare il nostro dovere.
Un dovere che ci sembrava sconosciuto allora
e che abbiamo capito poi.
Molti di noi sono morti subito,
colpiti dalla mitragliatrice, dal cannone, dal fucile, dalla malattia;
altri hanno visto nuove battaglie e nuove sconfitte
prima di raggiungerci.
Tutti abbiamo visto l’ultima battaglia, quella finale,
attraverso gli occhi e i cuori dei nostri compagni.
Eravamo lì, insieme.
Poi, attraverso quegli occhi abbiamo rivisto le nostre case, il nostro paese,
anche se i nostri corpi sono rimasti al fronte dove siamo morti,
insieme a quelli dei nostri compagni.
Lì abbiamo atteso le visite,
oggi così rare
e assistito alle commemorazioni,
sempre più pallide.
A casa, al nostro paese, ci hanno dedicato dei monumenti.
I nostri nomi, così banali, così uguali ad altri
sono stati incisi sulla pietra, come quelli dei re.
Ci sembrava poco e tanto insieme per il sacrificio compiuto;
ma c’era in noi una consapevolezza nuova,
che le cose sarebbero cambiate, un po’ per volta;
che la miseria e l’ignoranza avrebbeo lasciato i nostri campi
intrisi di fatica e che anche noi, chi c’era ancora,
saremo diventati cittadini.
A tutto questo ci sembrava che avesse contribuito
anche la nostra piccola vita.
Ci bastava.
Con gli anni ci hanno raggiunti tutti i nostri compagni,
ci siamo ritrovati ancora tutti insieme, qui,
sopra il vostro cielo.
Sono poi arrivati altri soldati,
soldati che non conoscevamo.
Ora anche loro sono qui a ranghi quasi completi.
In tutto questo tempo abbiamo osservato con gioia
i miglioramenti ottenuti dalle generazioni che ci hanno seguito,
anche se, un po’ per volta, li hanno allontanati da noi.
Noi, ora,
dimentico ricordo
di un tempo ignorato.
Ci è sembrata la naturalità delle cose
e abbiamo iniziato ad apprezzare che
i nostri nomi
fossero almeno scritti sulla pietra.
Oggi sappiamo che nemmeno questo basta.
Oggi ci sembra che le nostre vite,
spentesi giovanissime per il nostro Paese,
non interessino più a nessuno.
Non è vero, certo
lo vediamo che in alcuni cuori non siamo scomparsi.
Sentiamo che i nostri nomi sono ancora persone.
A volte osserviamo anche qualche lacrima
rigare i volti di chi ci pensa.
E’ solo che un po’ di tristezza ci prende
in questi giorni di primavera, nei quali
scorgiamo la nostra partenza e il nostro addio
e ci sembra più definitivo di allora
perchè la memoria è così poca,
è così fragile
e per questo dovrebbe essere preziosa…
si sta però rompendo, frantumandosi nell’indifferenza dell’oblio.
Vi abbiamo seguiti fino a qui,
vi seguiremo ancora,
anche quando ci avrete dimenticati.
E’ il nostro patto, la nostra promessa.
Anche ora che,
il sole maggio
non può colpire i nostri nomi
chiusi, come siamo, tra i capannoni delle feste.
Forse speravamo in qualcosa di più,
forse per un po’ ci siamo sentiti davvero eroi…
Ma abbiamo imparato ad accettare.
Eppure, eppure
se faceste attenzione,
solo un poca e per pochissimo tempo
ci vedreste ancora partire
sentireste i nostri passi e le nostre voci
e forse, ma solo forse,
ci potremmo ancora parlare.
Sarebbe bello, bellissimo ritrovarsi
in pace
sotto il sole di maggio.

soldati della grande guerra

Lisa Bregantin, 26 aprile 2015

 

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