{"id":2204,"date":"2016-07-07T14:48:24","date_gmt":"2016-07-07T12:48:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.padovagrandeguerra.it\/?p=2204"},"modified":"2016-07-07T14:53:36","modified_gmt":"2016-07-07T12:53:36","slug":"grande-guerra-ricordi-a-merlara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.padovagrandeguerra.it\/?p=2204","title":{"rendered":"Grande Guerra, ricordi a Merlara"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"Apple-style-span\">Ecco il secondo\u00a0contributo del sig. Federico Gobbi,\u00a0che ha svolto ricerche su Merlara e la Grande Guerra, al nostro sito internet. Grazie anche a\u00a0Mauro Gambin della rivista \u201c<a href=\"http:\/\/www.conipiediperterra.com\/\" target=\"_blank\">Con i Piedi Per Terra<\/a>\u201c.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>MERLARA E LA GRANDE GUERRA<\/strong><\/span><\/p>\n<p>All\u2019inizio del <span style=\"color: #993300;\"><strong>1915<\/strong><\/span> si fanno sentire, anche a Merlara, i primi effetti della guerra, bench\u00e9 l\u2019Italia fosse ancora fuori dal conflitto.\u00a0Le frontiere sono chiuse, pi\u00f9 di 300 emigranti di Merlara restano senza lavoro. Quelli che si trovano gi\u00e0 all\u2019estero devono infatti tornare. E non ci sono alloggi per tutti!<br \/>\nCos\u00ec, l\u2019Amministrazione comunale allestisce un cantiere per i lavori di sistemazione sul Fratta, ma non basta per impiegare una massa di disoccupati che vivono solo del proprio\u00a0lavoro. Si comincia a sentire la fame. Dal febbraio 1915 gruppi sempre pi\u00f9 numerosi di operai si affollano davanti al Municipio chiedendo pane e lavoro. Con un notevole sforzo finanziario si progetta di riattare via Vignola: per\u00f2 il denaro non va necessariamente ai pi\u00f9 bisognosi, bens\u00ec ai pi\u00f9 furbi.<br \/>\nTanta \u00e8 la fame che la gente scende in piazza a protestare. Per sedare la protesta\u00a0viene fatta arrivare una compagnia di soldati . Ma il popolo ha bisogno di pane, non di soldati! Cos\u00ec\u00a0si decide di approntare delle cucine economiche, per dare un piatto di minestra al giorno alle persone veramente bisognose.<br \/>\nPoi, la guerra vera e propria. Il 24 maggio l\u2019Italia entra nel conflitto e i anche i\u00a0soldati di Merlara vengono mandati al fronte. Si contano i primi caduti, fra cui <a href=\"https:\/\/www.padovagrandeguerra.it\/?p=2133\" target=\"_blank\">TEBALDO FERRO<\/a>, classe 1892, di cui abbiamo gi\u00e0 parlato nel precedente\u00a0articolo. Ferito in combattimento, viene trasportato all\u2019ospedale militare di Livorno dove si spegne il 20\u00a0settembre\u00a01915. Essendo anche il primo caduto di guerra morto in suolo livornese, gli vengono tributati funerali solenni a spese del Comune toscano.<\/p>\n<p>Il <span style=\"color: #993300;\"><strong>1916<\/strong><\/span> \u00e8 invece l\u2019anno della Strafexpedition, la cosiddetta spedizione &#8220;punitiva&#8221; lanciata dagli Austriaci contro gli Italiani. La guerra si inasprisce e parecchi dei nostri concittadini periscono, alcuni in circostanze particolarmente drammatiche.<br \/>\nIl caporal maggiore ALBINO BILLO, classe 1890, lascia la vita il 18 giugno sull\u2019Altopiano di Asiago durante un assalto alla baionetta. \u00c8\u00a0sepolto a Roccolo Astoni, vicino ad Asiago.<br \/>\nIl soldato VITTORIO MARCHIORI perisce nella strage del monte Cimone, a Tonezza. La vetta del monte \u00e8 un punto strategico, importante per il controllo delle vallate Astico e Posina. Prima viene occupata dagli austriaci, poi ripresa dai nostri. I comandi austriaci, volendo eliminare la minaccia sopra le loro teste, piazzano sotto la cima del monte una gigantesca mina di 14.200 kg di esplosivo. La mattina del 23 settembre viene fatta brillare sconvolgendo il monte e seppellendo tutti gran parte dei\u00a0componenti del 219\u00b0 Reggimento Fanteria della Brigata Sele\u00a0, che presidiava la cima. Solo l\u2019anno successivo vengono recuperati i corpi, poi inumati in un unico vano nel sacello-ossario di Tonezza.<br \/>\nIl bersagliere DE ZUANI EMILIO, classe 1884, a dicembre con la sua compagnia \u00e8 travolto da una valanga sul monte Cristallo: il corpo viene ritrovato l\u2019anno dopo nel rio Felizon. \u00c8\u00a0sepolto nel sacrario di Pocol, presso Cortina.<\/p>\n<p class=\"Normal\">All\u2019inizio del <strong><span style=\"color: #993300;\">1917<\/span><\/strong> i merlaresi sotto le armi sono oltre 500. Alle famiglie dei soldati lo Stato assegna un sussidio giornaliero di cent. 70 per spose e genitori e di cent. 30 per ogni figlio sotto i 12 anni. Quando \u00e8 richiamata la classe 1876, viene dispensato chi ha 4 o pi\u00f9 figli. A luglio le donne scendono in piazza perch\u00e9 non vogliono pi\u00f9 il sussidio statale. \u00c8\u00a0stato loro detto che la firma sulla ricevuta vale come accettazione che la guerra continui e che i loro figli o mariti restino sotto le armi per altri due anni. Ma la protesta dura poco.<br \/>\nA novembre arriva la notizia della disfatta di Caporetto. L\u2019esercito allo sbando, senza ordini n\u00e9 comandanti, si ritira disordinatamente. Gli Austroungarici, se superassero l\u2019ultima resistenza sul Piave, potrebbero dilagare nella pianura veneta e arrivare all\u2019Adige e al Po.<br \/>\nLe conseguenze di Caporetto si avvertono presto anche a Merlara. La casa canonica \u00e8 affollata di soldati di ogni arma. Alcune migliaia, in fuga da Caporetto, dispersi, senza superiori, armi n\u00e9 bagagli, sono stati raccolti qua e l\u00e0 da un capitano che li ha portati qui in attesa di spedirli ai rispettivi reggimenti. Sono arrivati di notte, stanchi e affamati, dopo aver vagato a lungo per le campagne. Per fortuna qualche buona famiglia ha provveduto a rifornirli di cibo.<br \/>\nQuesta situazione si protrae per alcuni giorni finch\u00e9 non viene messo un po\u2019 di ordine e il rancio viene distribuito regolarmente. In canonica sono alloggiati alcuni cappellani militari assieme al capitano, ex studente di teologia e loro compagno di studi. Dopo un po\u2019 di tempo i soldati vengono rimessi in ordine e spediti ai loro reggimenti. Anche il capitano si allontana. In seguito continuano ad arrivare altre compagnie di soldati che si fermano qui due o tre settimane, poi ripartono.<br \/>\nSi ferma a Merlara col suo reggimento di Artiglieria anche il generale Baratieri,\u00a0che ha stanza nella villa Barbarigo.\u00a0Un poco alla volta i passaggi di soldati si fanno pi\u00f9 rari fino a cessare del tutto.<br \/>\nNel frattempo, in previsione di una possibile invasione, si comincia a proteggere il paese con reticolati e trincee, le strade sono sbarrate, i ponti sul Fratta allargati e minati. Quello di legno, che collega Merlara a Begosso, che era andato distrutto, viene ricostruito in pochi giorni dall\u2019Autorit\u00e0 militare.<br \/>\nGli argini del Fratta sono difesi da reticolati e da trincee scavate per postarvi le mitragliatrici. Muoversi di casa \u00e8 difficile, per uscire dal paese \u00e8 necessario un lasciapassare, pena il carcere, \u00e8 vietato il suono delle campane, messe e funzioni si svolgono a orari precisi senza alcun \u201crichiamo\u201d. In lontananza si ode continuamente il rombo del cannone, la notte \u00e8 illuminata da scie luminose che guizzano nel cielo, spesso solcato da aeroplani.<\/p>\n<p class=\"Normal\" style=\"margin-bottom: .0001pt;\">Ed eccoci\u00a0nel <strong><span style=\"color: #993300;\">1918<\/span><\/strong>. La guerra infuria, l\u2019esito \u00e8 incerto. C\u2019\u00e8 il diffuso timore di una imminente invasione. Qualche famiglia si procura un alloggio al di l\u00e0 del Po e vi trasporta i propri averi.<br \/>\nA giugno la vittoriosa resistenza sul Piave porta un po\u2019 di sollievo, che si trasforma in gioia incontenibile quando il 4 novembre viene firmato l\u2019armistizio. Finalmente tutto \u00e8 finito, in chiesa si intona il &#8220;Te Deum&#8221; di ringraziamento.<br \/>\n<!--[endif]--><\/p>\n<p class=\"Normal\" style=\"margin-bottom: .0001pt;\">Merlara ha offerto alla patria un centinaio dei suoi giovani figli, morti in battaglia oppure di malattia e di st&#8217;nti nei campi di prigionia dislocati fra Austria, Germania e Ungheria. Qui, lontani dalle loro case, periscono ragazzi giovanissimi come GIULIANO MURARO, appena diciannovenne, a Zalaergeszec vicino al lago Balaton.<br \/>\nQuelli che riescono a salvarsi e rientrano in Italia subiscono, dalla patria, un\u2019onta ancora pi\u00f9 grave. Vengono fermati alle frontiere e portati in campi di raccolta (concentramento) ubicati soprattutto in Emilia Romagna. Sono interrogati riguardo alla loro prigionia perch\u00e9 sospettati di diserzione e messi in quarantena per paura di malattie infettive. E qui la terribile \u201cspagnola\u201d stronca la vita di ben 861 ex prigionieri gi\u00e0 indeboliti dalla malnutrizione.<\/p>\n<p class=\"Normal\" style=\"margin-bottom: .0001pt;\">I reduci tornano alle loro case sperando di trovare un premio per i loro sacrifici, come era stato promesso dai comandanti per spronarli a combattere. Grande \u00e8 la delusione: non trovano n\u00e9 terra n\u00e9 lavoro, bens\u00ec un carovita eccessivo, impossibilit\u00e0 di emigrare, miseria e fame. Hanno speso i loro anni migliori per la patria che li ha corrisposti come una matrigna ingrata.<br \/>\n<!--[endif]--><\/p>\n<p class=\"Normal\" style=\"margin-bottom: .0001pt;\"><em>NB. \u2013 notizie ricavate dalla \u201cCronistoria\u201d di mons. RIZZO, arciprete di Merlara dal 1899 al 1942, e da\u00a0\u201c1918 Prigionieri Italiani in Emilia\u201d di Fabio Montella<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Ecco il secondo\u00a0contributo del sig. 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