{"id":2009,"date":"2016-01-27T16:01:55","date_gmt":"2016-01-27T15:01:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.padovagrandeguerra.it\/?p=2009"},"modified":"2016-01-27T16:10:05","modified_gmt":"2016-01-27T15:10:05","slug":"2009","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.padovagrandeguerra.it\/?p=2009","title":{"rendered":"Il re, Diaz e Cadorna a palazzo Priuli-Dolfin oggi Teresianum"},"content":{"rendered":"<p>Nel borgo di Santa Croce, non lontano dal Prato della Valle di Padova, si trova palazzo Dolfin-Bold\u00f9, oggi sede del\u00a0Teresianum. L&#8217;edificio \u00e8 \u00a0(poco) noto perch\u00e9\u00a0Vittorio Emanuele III vi incontr\u00f2 il generale Luigi Cadorna l&#8217;8 novembre 1917, ovvero il giorno in cui quest\u2019ultimo dovette cedere il comando dell\u2019esercito al generale Armando Diaz. Attraverso questa via, che porta ancora il suo nome, nel 1866 il nonno Vittorio Emanuele II era passato dopo essere entrato da porta Santa Croce\u00a0nella citt\u00e0 finalmente liberata dagli austriaci.<\/p>\n<p>Il\u00a0palazzo era stato eretto dalla famiglia Priuli e poi era passato ai Papadopoli, ai Dolfin e ai Bold\u00f9. Costruito nel 1568 forse dal ticinese Giovanni Antonio Rusconi, era stato commissionato da\u00a0Lodovico Priuli, ricco patrizio veneziano, il cui padre Gerolamo era stato doge l\u2019anno prima ed era succeduto nella carica al fratello Lorenzo. Lodovico Priuli mor\u00ec nel 1571\u00a0lasciando\u00a0per testamento l\u2019indicazione di istituire, nel palazzo di borgo Santa Croce, un collegio universitario per giovani del proprio casato. Gli esecutori del suo testamento dovettero quindi provvedere che vi venissero mantenuti sei scolari finch\u00e9 avessero compiuto il corso dei loro studi. Quattro di questi dovevano essere scelti nel ramo stesso della famiglia al quale apparteneva il testatore o, quando non si fossero trovati, tra i figli e i nipoti di Costantino Priuli, gli altri due da un ramo qualunque dello stesso casato. Il reddito dei beni assegnati per il mantenimento del collegio inizi\u00f2 presto a scarseggiare, cosicch\u00e9 gli alunni ospitati dovettero essere ridotti; nel 1690 gli alunni erano due soltanto e, al principio del Settecento, del collegio restava solo la memoria.<br \/>\nPassato ai Papadopoli, palazzo Priuli fu ceduto nel 1906 a Dolores Branca da Nicol\u00f2 Papadopoli Aldobrandini; pass\u00f2 poi al conte Paolo (Pula) Dolfin -Bold\u00f9, sposo nel 1908 di Dolores, che al piano terra raccolse un piccolo museo di storia naturale e caccia grossa, dove esponeva i trofei imbalsamati riportati dai propri avventurosi viaggi. Nel 1947 il palazzo fu acquistato dalla ompagnia di Santa Teresa d\u2019Avila, o di Ges\u00f9, che tuttora vi gestisce un istituto paritario (Teresianum).<br \/>\nStudi condotti da Andrea Calore hanno rivelato che l\u2019originario palazzo costruito nel 1568 non corrispondeva all\u2019attuale, ma al solo corpo centrale che ha pianta quadrata. Alcune rimanenze di questo edificio sono ben visibili, come il portale d\u2019ingresso e le lesene doriche dell\u2019atrio al piano terra e, al piano superiore, il fregio sotto il soffitto del salone. A quest\u2019epoca potrebbe appartenere il notevole bassorilievo in stucco della \u00abSacra Famiglia\u00bb, databile a fine \u2019500, oggi sul lato interno del portico. Il palazzo venne allungato e rialzato di un piano circa due secoli dopo, a fine Settecento.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Cadorna. Arriv\u00f2 a\u00a0Padova in seguito alla riritata di Caporetto, dopo essersi fermato\u00a0pochi giorni a palazzo Revedin di Treviso, il 5 novembre 1917; il resto del Comando vi si era stabilito gi\u00e0 dal 27 ottobre.\u00a0Il 7 novembre il generale Cadorna fu informato della prossima destituzione, che gli sarebbe stata confermata personalmente dal re, giunto a palazzo Dolfin-Bold\u00f9 di buon mattino il giorno dopo. Vittorio Emanuele III vi si trattenne per poche ore. A mezzogiorno un funzionario ministeriale consegn\u00f2 la lettera ufficiale a Cadorna e poi si diresse a Meolo, nel veneziano, dove si trovava il generale Diaz. Solo verso le 21 quest&#8217;ultimo\u00a0raggiunse il palazzo e sal\u00ec da Cadorna. Secondo un cronista, Cadorna usc\u00ec dalla stanza verso le 22.30, palesemente contrariato.<\/p>\n<p>Con il trasferimento a Padova dei comandi militari, sulla citt\u00e0 ripresero anche i bombardamenti aerei, che da oltre un anno, dopo la tragedia del bastione della Gatta, erano stati sospesi. La popolazione era allo stremo e, per alleggerire la pressione sulla citt\u00e0 e per maggiore sicurezza dei comandi militari, si decise un nuovo spostamento. Il 19 gennaio il Comando supremo si trasferiva a Tramonte e pochi giorni dopo ad Abano Terme, dove rimase fino al termine del conflitto.<\/p>\n<p>In occasione del centenario della Grande guerra il\u00a0palazzo viene\u00a0saltuariamente aperto alle visite.<\/p>\n<p>(tratto dal volume <a href=\"https:\/\/www.padovagrandeguerra.it\/?p=1227\">Padova e la Grande guerra<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Nel borgo di Santa Croce, non lontano dal Prato della Valle di Padova, si trova palazzo Dolfin-Bold\u00f9, oggi sede del\u00a0Teresianum. 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