{"id":1630,"date":"2015-08-31T13:33:51","date_gmt":"2015-08-31T11:33:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.padovagrandeguerra.it\/?p=1630"},"modified":"2015-09-01T07:38:20","modified_gmt":"2015-09-01T05:38:20","slug":"don-leonildo-berto-di-veggiano-accusato-di-segnalazioni-al-nemico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.padovagrandeguerra.it\/?p=1630","title":{"rendered":"Don Leonildo Berto di Veggiano accusato di segnalazioni al nemico"},"content":{"rendered":"<p>Sera del 2 luglio 1915, canonica di Canove. Don Leonildo Berto, 27 anni, parroco facente funzioni era gi\u00e0 a letto quando fecero irruzione 12 individui che rovesciano il letto, l\u2019ufficio, la libreria cercando qualcosa che non trovano. Poi vanno davanti al prete, che nel frattempo si \u00e8 vestito alla meglio, e un tenente d\u2019artiglieria lo accusa: \u00abLei ha fatto segnalazioni luminose al nemico, l\u2019abbiamo visto noi poco fa. \u00abMa che segnalazioni \u2013 reagisce il prete \u2013 dormivo saporitamente, e poi le imposte sono chiuse e ho solo la luce elettrica\u00bb.<br \/>\n\u00abNoi abbiamo visto delle luci a una finestra \u2013 replica l\u2019ufficiale \u2013 e solo lei pu\u00f2 averle emesse\u00bb.<br \/>\n\u00abLe avranno viste trasparire dalla finestra continua della canonica, dove sono alloggiati alcuni soldati\u00bb.<br \/>\nAllora aprono la finestra e riscontrano che effettivamente da quella traspaiono delle luci. Ma non si preoccupano di verificare.<br \/>\n\u00abCi segua ad Asiago senza fare storie\u00bb.<\/p>\n<p>Comincia cos\u00ec, secondo il racconto trascritto nel suo diario da don Andrea Grandotto, compagno di sventura, il lungo pellegrinaggio di un giovane prete padovano, originario di Santa Maria di Veggiano, ordinato sacerdote nel 1912 al termine di un brillante corso di studi nel seminario di Thiene. Dopo appena un anno trascorso come prefetto nel collegio vescovile di Thiene, era stato nominato cappellano di Canove con le facolt\u00e0 di parroco. Qui si era subito dato da fare per fondare opere sociali come una cooperativa di consumo e un asilo infantile. Durante le elezioni politiche e amministrative aveva appoggiato i candidati cattolici che cominciavano allora a salire alla ribalta dopo i lunghi anni del \u201cnon expedit\u201d.Questo gli aveva probabilmente creato qualche nemico. Inoltre, l\u201911 giugno aveva sottoscritto assieme ad altri parroco un memoriale di protesta, inviato al generale Oro, comandante del presidio di Asiago, contro l\u2019atteggiamento repressivo e vessatorio di alcuni militari che aveva esacerbato gli animi dei valligiani<\/p>\n<p>Cos\u00ec, quando scoppi\u00f2 la guerra e l\u2019esercito italiano incontr\u00f2 le prime difficolt\u00e0, particolarmente pesanti sull\u2019altopiano dei Sette Comuni, e la gente di Asiago fu sospettata in toto di essere \u201caustriacante\u201d e di passare informazioni al nemico, non parve vero di poter arrestare don Berto insieme a don Andrea Grandotto, nativo di Foza, parroco di Cesuna, e don Pietro Vezzaro, thienese, veentiquattrenne, appena nominato parroco di Camporovere al posto del fratello don Antonio richiamato alle armi come sergente di sanit\u00e0. Per tutti l\u2019accusa era di aver fatto segnalazioni luminose al nemico. Accusa che coinvolse anche cinque borghesi dell\u2019Altopiano, tra cui perfino una donna, l\u2019anziana cantiniera di Tresch\u00e9 Conca, analfabeta e piena di acciacchi.<br \/>\nL\u201911 luglio gli imputati vennero trasferiti in catene a Verona, subendo gli insulti dei soldati e della gente che urlava \u00abAlla forca!\u00bb.<br \/>\nIl dibattimento inizi\u00f2 il 4 agosto e prosegu\u00ec fino al 9 concludendosi con l\u2019assoluzione, per i tre preti, per \u00abnon provata reit\u00e0\u00bb, come aveva chiesto lo stesso pubblico ministero data l\u2019inconsistenza delle prove presentate. Una sentenza che, scrive Pierantonio Gios, \u00abbrucia un granellino d\u2019incenso alla campagna di calunnie promosse contro il clero e contro la popolazione dell\u2019Altopiano e all\u2019atmosfera di intimidazione diffusa ormai in tutto il paese\u00bb.<\/p>\n<p>Ma l\u2019assoluzione non fu seguita dalla scarcerazione: il 20 agosto si decise di internare i preti a Lucera, in Puglia. Dove la prima cosa che viene chiesto loro \u00e8: \u00abSa parlare italiano?\u00bb.<br \/>\nIl 28 febbraio 1916 don Berto scrive all\u2019on. Roi, deputato eletto sull\u2019Altopiano, perch\u00e9 si interessi per il ritorno, ma la risposta non \u00e8 promettente. Finalmente il 7 aprile riceve un telegramma che lo avverte della facolt\u00e0 di tornare a Santa Maria di Veggiano, suo paese natio, per essere poi destinato ad Anguillara. Non torner\u00e0 pi\u00f9 ad avere incarichi pastorali sull\u2019Altopiano. Don Andrea Grandotto, dopo un soggiorno ad Agna, torner\u00e0 a Cesuna solo dopo la guerra, restandovi parroco fino al 1938.<\/p>\n<p>Le traversie di don Berto e dei suoi confratelli non sono isolate. Nello stesso numero della Difesa del 15 agosto 1915 in cui viene annunciata l\u2019assoluzione dei tre preti, si evidenzia l\u2019assoluzione in istruttoria di don Antonio Ceccon e don Sebastiano Fabbian, parroco e cappellano di Bastia, accusati di \u00abpropaganda anti italiana e austrofilia\u00bb. Il 24 giugno fu posta perfino una bomba nel fienile della canonica.<br \/>\nNel primo anno di guerra molti preti furono vittime dell\u2019allarmismo e della repressione militare. Nel maggio del 1918 c\u2019erano ancora 15 preti della diocesi di Padova internati. Tornarono tutti nei mesi successivi. Ma intanto era scoppiato il \u201ccaso\u201d di mons. Antonio Dalla Valle, arciprete di Este accusato di difattismo, che ebbe ampia risonanza prima dell\u2019ennesima assoluzione a luglio.<\/p>\n<p>Lorenzo Brunazzo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Sera del 2 luglio 1915, canonica di Canove. 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